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Vari nomi propri col passar del tempo, hanno assunto il significato di nomi comuni che indicano caratteristiche precise. Inoltre, essendo trattati come nomi comuni, si scrivono in lettere minuscole. Sotto, riporto alcuni esempi. Dedalo, il personaggio della mitologia greca che costruì il labirinto di Creta, è diventato il nome che denota il labirinto. Atlante,il personaggio della mitologia greca incaricato di tenere sulle spalle la volta celeste, è diventato il nome che denota la raccolta di carte geografiche. Ercole, il personaggio della mitologia greca che compì le 12 fatiche, è diventato il nome che denota un uomo forte. Venere, la dea dell’amore e della bellezza nella mitologia romana, è diventato il nome che denota una bella donna. Giuda Iscariota, l’apostolo che tradì Gesù, è diventato il nome che denota un ingannatore. Arpia, creatura mostruosa con viso di donna e corpo d'uccello della mitologia greca, è diventato il nome che denota una donna brutta e malvagia.

Il napoletano è una lingua neolatina. Il napoletano nella sua storia ha subito molte influenze linguistiche dai vari popoli che hanno abitato o dominato la Campania e l'Italia centro-meridionale. Difatti, nella lingua napoletana si trovano tracce di greco, latino, arabo, francese e spagnolo. Molte parole del napoletano provengono in particolare dallo spagnolo e dal francese. Inoltre, il napoletano ha assunto alcune parole dalla lingua inglese in quanto durante la seconda guerra mondiale Napoli è stata occupata dalle truppe americane. Esempi:
La parola Tirabbusciò (in italiano= cavatappi) deriva dal francese Tire-bouchon.
La parola Butteja (in italiano= bottiglia) deriva dal francese Bouteille.
La parola Abbascio (in italiano= giù) deriva dallo spagnolo Abajo.
La parola Papiello (in italiano= documento) deriva dallo spagnolo Papel.
La parola Nippulo (in italiano= capezzolo) deriva dall’inglese Nipple.
La parola Cerasa (in italiano= ciliegia) deriva dal latino Cerasum.
La parola Petrusino (in italiano= prezzemolo) deriva dal greco Petroselion.
La parola Tavuto (in italiano= bara) deriva dall’arabo Al-tawt.


La lingua italiana è una lingua appartenente al gruppo delle lingue romanze della famiglia delle lingue indoeuropee, e viene usata quotidianamente da circa 70 milioni di persone che in gran parte vivono in Italia.
L’italiano è la lingua ufficiale in Italia (compresi lo Stato della Città del Vaticano e la Repubblica di San Marino). In Svizzera è una delle lingue ufficiali (nel Canton Ticino e nei Grigioni).Inoltre, ci sono persone che parlano italiano in Slovenia e in Croazia. L’italiano è molto diffuso a Malta.
L’italiano standard è stato creato all’epoca della formazione del Regno d’Italia, basandosi sui dialetti toscani e sulle lingue del Sud dell’Italia.
I dialetti delle varie parti d’Italia che si sono evoluti dal latino, differiscono l’uno dall’altro. In Italia, nel parlato quotidiano, a causa delle diverse lingue (dialetti,tedesco,francese) presenti in ogni regione, sono poche le persone che usano l’italiano standard come lingua madre.
L’italiano studiato dagli stranieri, è l’italiano standard, ma la pronuncia degli italiani varia a seconda del luogo di nascita. L’italiano ha le consonanti doppie uguali al latino, ma differiscono da quelle del francese e dello spagnolo, altre lingue romanze. Per questa differenza, ha un accento tipico rispetto alle altre lingue romanze.


Sono molte le parole di lingua straniera entrate nella lingua italiana.
La maggior parte sono parole inglesi, ma spesso vengono usate anche parole francesi.
Per esempio, quando ci si siede al ristorante, si chiede il “menu”. Sebbene in italiano esista la parola “lista”, in questo caso non viene usata.
“Menu”si usa anche in altri casi, per esempio per indicare le funzioni del telefonino o delle apparecchiature elettroniche.
Una parola molto diffusa è “gaffe”che in italiano significa “brutta figura”.
Oltre a queste, c’è la parola “reclame”che si usa al posto di “pubblicità”.
La parola “abat-jour” generalmente si usa al posto di “paralume”.
Ci sono tanti esempi come questi.
Capita spesso di usare l’espressione “tour de force”per indicare un periodo duro o uno sforzo intenso.
Oggi si stanno diffondendo anche termini come escamotage,entourage e nonchalance.
Per“escamotage”s’intende un espediente per superare una difficoltà.
Per“entourage”s’intende una cerchia di amici.
“Nonchalance”è una parola che significa indifferenza.
Inoltre, non è raro trovare termini francesi italianizzati.
Un esempio per tutti è la parola“paltò”che significa cappotto. Essa viene da “paletot”ma in realtà si pronuncia “paltò”.


Come tutti sanno, la lingua italiana deriva dal latino, ma la cosa interessante è che attraverso i secoli molte parole hanno cambiato il loro significato originario.
Per esempio, la parola “cattivo”significa persona malvagia dal latino “captivus”, ma il suo primo significato era prigioniero.
Infatti, durante il Medioevo il malvagio era detto “captivus diaboli”(prigioniero del diavolo). Col passare del tempo la parola “diaboli”scomparve e rimase soltanto la parola “captivus”nel senso di persona malvagia.

Un altro esempio è la parola “casa”
I Romani usavano la parola “domus” per indicare una casa signorile, mentre la parola “casa ”indicava una casa mediocre. Col passare del tempo, il termine “casa”divenne d’uso corrente, mentre “domus” finì per indicare il duomo o chiesa maggiore.

Un altro esempio è la parola “lettera”
I Romani usavano il termine “epistula" per indicare la lettera missiva.
Oggi le epistole indicano le lettere contenute nel Nuovo Testamento. Inoltre, rimangono sia l'aggettivo “epistolare” sia il sostantivo "epistolario"(raccolta di lettere degli scrittori). La parola lettera deriva dal latino “littera”. Al singolare essa significava lettera dell'alfabeto e al plurale aveva diversi significati, come letteratura (da cui la Facoltà di Lettere), documento, lettera missiva. Lettera missiva è rimasta nell'uso corrente.

 

La pronuncia della lingua italiana è simile a quella giapponese. Difatti, il modo di leggere le lettere equivale al modo di scriverle.
Imparare le desinenze dei verbi è la cosa più difficile della lingua italiana.

La struttura della frase è abbastanza libera. Generalmente l'ordine è il seguente:
soggetto, verbo, complemento diretto, complemento indiretto.

Di solito, si pone il soggeto prima del verbo, ma in certi casi il soggetto si pone dopo il verbo, per esempio quando si vuole dare maggior rilievo al soggetto.
Es: Era lui ad abitare in una casa presso il fiume

Spesso un pronome personale in funzione di soggetto viene sottinteso.
A volte, menzionare il soggetto è inutile perchè si capisce facilmente.
Es: (io ) Parto per Londra
Paolo legge e ( lui/egli) mangia contemporaneamente

In una frase il soggetto manca per davvero quando c'è un verbo che indica un fenomeno meteorologico.
Es: Piove, tuona ecc.

Per quanto riguarda i complementi indiretti, alcuni vengono collocati prima del soggetto oppure alla fine della frase.
Per esempio, quando nella frase c'è un avverbio di tempo.
Es: In estate andiamo al mare - Andiamo al mare in estate.

Tuttavia, il complemento di specificazione e di denominazione (che si formano con la preposizione di) sono delle eccezioni perché seguono direttamente il soggetto.
Es: L'automobile di Paolo è costosa.

 

 




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